Domenica 21 ottobre, lo spettacolo “Digiunando davanti al mare” ha inaugurato la stagione teatrale “Légami” 2018 – 2019 curata dal Teatro delle Forche nell’ambito del progetto “P.A.S.S.I.”.

Quella andata in scena al teatro comunale “Nicola Resta” di Massafra è una produzione Principio Attivo Teatro nata da un progetto di Giuseppe Semeraro dedicato a Danilo Dolci. La drammaturgia di Francesco Niccolini è stata messa in scena per la regia di Fabrizio Saccomanno.

Giuseppe Semeraro, unico protagonista del palcoscenico, con il suo grande talento riesce ad impersonare Danilo Dolci ed il suo caro amico siciliano Ambrogio Gallo a tutti noto come lu Zimbrogi. Con estrema disinvoltura Giuseppe Semeraro da voce ora a Danilo ora ad Ambrogio, voci narranti di un pezzo di storia italiana poco conosciuto e forse dimenticato.

Una sedia è l’unico oggetto presente in scena, muta spalla della narrazione di Semeraro. Un altro elemento che si svelerà solo alla fine dell’atto unico è un telo bianco con uno slogan scritto in nero che farà da sfondo. I giochi di luce, curatissimi, sopperiscono all’assenza di scenografia enfatizzando la performance eccezionale di Giuseppe Semeraro.

Danilo Dolci non è un personaggio frutto dell’immaginazione di qualche scrittore, è un intellettuale triestino che con determinazione riesce a cambiare le sorti di un piccolo paese siciliano, Partinico. Siamo verso la fine degli anni ‘40 del ‘900: Danilo, ancora diciassettenne, parte per andare a trovare suo padre che lavora come capostazione in Sicilia. Trascorre il tempo delle vacanze estive accanto al padre, in questo periodo conosce Ambrogio Gallo ed i due diventeranno grandi amici. Finito il mese delle vacanze estive, Danilo torna a Trieste dove prosegue gli studi, si diploma e poi si iscrive alla facoltà di architettura. Intanto scoppia la guerra che mostra al ragazzo, studente brillante, la crudeltà del nazismo dal quale sarà segnato per sempre. Trascorsi dieci lunghi anni da quel viaggio in Sicilia, Danilo decide di farvi ritorno. Troverà immutata la povertà che aveva lasciato, la stessa fame implacabile dettata dalla mancanza di lavoro ed ancora il suo amico Ambrogio. Siamo ormai negli anni ’50 quando, ad un solo esame dalla laurea, Danilo lascia gli studi per trasferirsi a Partinico e stare accanto agli ultimi, ai diseredati, ai banditi come lui stesso li chiamava. Aborrisce l’idea di costruire case per chi non ne ha bisogno, preferisce sentirsi utile organizzando e promuovendo tantissime manifestazioni e scioperi in difesa dei diritti dei contadini, dei pescatori, dei disoccupati. Il suo attivismo lo porterà a confrontarsi con la giustizia subendo più di un processo insieme alla gente che cerca con ogni mezzo di difendere. Il primo gesto eclatante di Danilo è convincere tutta la gente di Partinico a digiunare tutti insieme radunandosi in spiaggia di fronte al mare. Quello stesso mare che, seppur pescoso, non riesce a sfamare. Altro strumento di protesta è lo “sciopero alla rovescia” che consiste in una manifestazione in cui i disoccupati decidono di lavorare gratuitamente per rendersi utili alla collettività. Il clamore destato dallo sciopero attira l’attenzione di tutta l’opinione pubblica ed arriveranno i frutti sperati. Dopo anni di fame arriverà la diga che, portando l’acqua dove non c’era, segna l’inizio del riscatto dalla fame grazie al lavoro.

In “Digiunando davanti al mare” si racconta tra sorrisi e riflessioni la storia di un intellettuale candidato due volte al Nobel per la pace, Danilo Dolci, e di una terra affamata salvata dalla testardagine, dalla caparbietà di proteste pacifiche eclatanti che hanno portato in tribunale, tra sconfitte e vittorie, quei ” banditi onesti” desiderosi di lavoro e dignità.

La storia dell’intellettuale triestino, accanto al quale si sono schierati grandi personalità quali Piero Calamandrei, Norberto Bobbio, Carlo Levi solo per citarne alcune, insegna che i sogni possono diventare realtà se non vengono considerati utopie e che la cultura sconfigge la delinquenza. Come recita l’eloquente slogan scritto nel corso dello spettacolo “Ciascuno cresce solo se sognato“.

“Se l’occhio non si esercita, non vede, se la pelle non tocca, non sa, se l’uomo non immagina, si spegne”

Danilo Dolci docet.