Stagione teatrale: buona la prima con “Schianto”

Protagonista del palcoscenico la compagnia Oyes

Stagione teatrale: buona la prima con

Si apre il sipario sulla stagione di teatro contemporaneo organizzata in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.
Il teatro comunale “Nicola Resta” apre le porte alla rassegna nata dal progetto “Next” ovvero una rassegna diffusa di spettacoli della nuova scena lombarda.

Incipit di rango il 31 gennaio scorso con “Schianto“, un progetto della compagnia milanese Oyes, gruppo vincitore del Premio Hystrio Iceberg 2018 e tra le nuove compagnie di rilevanza nazionale under 35 riconosciuta del Ministero dei Beni Culturali.
L’ideazione e la regia di Stefano Cordella hanno potato alla messa in scena di una drammaturgia collettiva nata dal testo “Nella solitudine dei campi di cotone” di Bernard Marie Koltès.

Stagione teatrale: buona la prima con "Schianto"

Tutto parte da uno scontro automobilistico che porterà quattro personaggi a ricostruire, partendo dalla perdita della memoria, le loro identità e soprattutto il loro rapporto con il desiderio nelle sue varie forme.

Dario Merlini interpreta un uomo ricco e cinico che scopre di essere gravemente malato. Umberto Terruso è il tassista semplice ed esuberante, anche un po’ ignorante, che finisce per essere logorroico e litigioso. Francesca Gemma veste i panni di una cantante il cui talento non basta a farla emergere perché il suo aspetto non è conforme ai canoni estetici richiesti dal mondo dello spettacolo contemporaneo. Robin, alias Fabio Zulli, è il celeberrimo personaggio dei fumetti che, sottovalutato, vive all’ombra di Batman. Robin è l’archetipo del sognatore forse un po’ idealista che pensa di poter cambiare in meglio il mondo, dell’eterno ragazzo che non riesce ad emanciparsi per raggiungere l’autonomia. Questi i quattro personaggi, tutti protagonisti, al centro della scena. Essi raccontano, in maniera a tratti forte, il vissuto di una generazione. Quella proposta al pubblico non è una storia ma un collage di storie, un incontro di solitudini, di persone che vivono un dolore e lo esprimono in modi completamente differenti.

Schianto” racconta una generazione, quella tra la fine degli anni settanta ed i primi anni novanta, di cui lo spettacolo offre uno spaccato.

Persi, senza appigli né riferimenti, i quattro sono immersi in una dimensione onirica e metaforica che descrive l’instabilità economica ma soprattutto sentimentale. La spinta vitale è costantemente in bilico tra speranza e disillusione. Il tassista, il passeggero, la cantante e Robin condividono ansie, paure e quello che rimane dei loro sogni andati in frantumi. Le loro storie rappresentano un atto d’accusa verso il passato ma soprattutto un’autocritica. Il vittimismo in cui sono rinchiusi, mette i personaggi in condizione di non riuscire ad alzare lo sguardo dal proprio dramma personale per accorgersi di non essere unici nella sofferenza. L’unico a distinguersi è Robin che prova, in maniera impacciata, a costruire un rapporto vero aprendosi all’esterno piuttosto che chiudersi rintanandosi nel guscio del proprio dispiacere.

Stagione teatrale: buona la prima con "Schianto"

Di grande impatto la scenografia che, in maniera eloquente, rappresenta lo schianto. Un vetro rotto, spaccato, fermo, infranto come il tempo degli ideali e delle grandi speranze fa da sfondo alla rappresentazione. Importantissimi nell’economia dello spettacolo il disegno delle luci e lo studio dei suoni che costruiscono il clima adatto ad ogni momento dello spettacolo potenziando ogni suggestione che si intende veicolare al pubblico.

Magistrale la performance del cast che ha mostrato grande talento e preparazione omaggiati dal plauso del pubblico.

Stagione teatrale: buona la prima con "Schianto"

Schianto” può essere considerato dunque una fotografia a tinte forti nell’epoca della disillusione in cui siamo immersi, un viaggio surreale nell’inconscio di una generazione figlia degli anni ottanta che, nonostante le difficoltà, non smette di sognare.