L’accademico dei Lincei parla del culto della Madonna della Scala nella città di Massafra.

Di seguito riportiamo integralmente l’articolo.

Il culto della Madonna della Scala: da Bisanzio all’Occidente

Ancora una volta è l’Antica Chiesa Madre a fornirci la chiave di lettura di un evento di significativa importanza per la storia religiosa e civile della comunità di Massafra.

Nell’incavo del secondo altare – entrando a sinistra – ci si imbatte in un affresco non anteriore al XVI secolo di patronato della famiglia feudale degli Imperiali, che raffigura l’effige di una Madonna tardo bizantina con l’iscrizione: S(ANTA) M(ARIA) D(I) C(OSTANTINOPOLI) N(OSTRA) P(ATRONA).

A sua volta nella cuspide della macchina lignea che chiude l’abside della Chiesa troneggia il dipinto della Madonna della Scala, di chiara fattura del secolo XVIII.

La transizione del culto dell’Odigitria (la Vergine che indica la buona via) a quello della Scala del Cielo – la prima emblema della religiosità bizantina, la seconda recupero della tradizione biblica – si iscrive nel più ampio contesto dei patronati locali, che specialmente dal tardo Cinquecento al XVIII secolo si inserisce prepontentemente nelle tradizioni religiose delle comunità meridionali.

Di recente, dettando la prefazione ad un volume di Atti di un Convegno dedicato ai Santi Patroni in Puglia e in Italia meridionale in Età moderna a cura di Isabella Di Liddo e Mimma Pasculli Ferrara edito da Schena per il Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, evidenziavo due elementi di fondamentale importanza relativi alla pietà popolare e alle pratiche liturgiche invalse tra ‘600 e ‘800.

Si tratta del concetto di “patronato” e della diffusione delle “leggende di fondazione”: due realtà che si intersecano e che danno luogo alla nascita di nuovi culti più consoni all’autocoscienza delle nuove realtà urbane. In questo clima si colloca l’origine del patronato o patrocinio della Madonna della Scala sulla Città di Massafra.

Il racconto dell’episodio delle cerve inseguite dai cacciatori e ritrovate su un luogo dove era riposto un affresco dell’Odigitria (ora collocato entro l’area absidale del Santuario), l’erezione del Santuario nel fondo della gravina, la scala di accesso all’invaso vallivo, ecc. costituiscono gli elementi strutturali dell’impianto leggendario, che successivamente trovano nel riconoscimento canonico del culto il crisma di legittimazione ecclesiale.

Si aggiunga che il fenomeno della “leggenda di fondazione” del nuovo culto mariano avviene in concomitanza con lo spostamento degli assi gravitazionali del tessuto urbano, dalle pendici all’altipiano, dove insistevano la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e il convento dei Frati Minori Osservanti.

L’Antica Chiesa Madre di San Lorenzo Martire, sede del Capitolo Collegiale della Città, assume il ruolo di autorevole testimone di questa “transizione mariologica” dall’ecumene bizantina alle tradizioni religiose e liturgiche dell’Occidente: insomma dal culto dell’Odigitria a quello di Maria SS.ma della Scala.

Cosimo Damiano Fonseca